Lo studio sull’identità locale

Dovendo realizzare oggetti di uso con una forte componente di identità locale, i prodotti finali del progetto devono comunicare all’utente finale il percorso culturale realizzato per la loro concezione e realizzazione.

Per prodotto finale non si intende solo l’oggetto di uso, (con i suoi significati e significanti, le texture, materiali, forme e dettagli) ma anche il packaging, le immagini, il copywriting di presentazione, ovvero tutti i messaggi testuali presenti nel contenitore per comunicare, attirare, vendere l’oggetto e presentarlo.Durante tutta la fase progettuale il ragazzi vengono affiancati dai professori ma anche dagli artigiani (per lo studio dei materiali, degli strumenti e delle tecniche di lavorazione ecc.) e da professionisti della comunicazione e della progettazione, in modo da formasie non solo nelle conoscenze tecniche ma anche nel METODO PROGETTUALE (di cui si parlerà in un articolo dedicato), che tenga conto di tutte le componenti sociali, economiche, produttive e di comunicazione.

Di seguito riportiamo uno  schema di partenza per gli studi preliminari.Prima di mettere mano alla penna o alle matite si deve avere una panoramica chiara delle tematiche da seguire e da analizzare.

Fiume Ombrone
(e bacini idrici storici)
Inquadramento nelle varie epoche storiche:

  •  produzione archeologica
    produzione medievale
    economia contadina
    reperimento materiali
    ricerca di oggetti e architetture
    realizzate con i materiali dell’ombrone

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Roberto Ferretti
Fondatore dell’Archivio delle Tradizioni Popolari della Maremma Grossetana
Antropologia, cultura popolare, leggende, gestualità e riti in Maremma
TEMI
“Si raccoglieva l’umidità della notte da determinate piante a scopi augurali scaramantici e curativi…”
“legare le febbri” in un luogo lontano dall’abitato, recitando una formula che le avrebbe imprigionate, liberandone la comunità degli uomini.

  • > la befana
    > il carnevale
    > i riti del fuoco
    > le leggende
    > il teatro popolare (i bruscelli, la befanata, la maggiolata, o maggio lirico)
    > il mito nei riti dela cultura contadina
Di seguito alcune illustrazioni realizzate da Roberto Ferretti che saranno punti di partenza per gli studi dei ragazzi e per la realizzazione di oggetti di uso, che in questo caso raccontino Usi, costumi, ritualità e leggende locali.

Roberto Ferretti

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Materiali, materia e percezione (i 5 sensi)

Un altro tema fondamentale è quello dei materiali tradizionali.Ecco i punti chiave

  • >Analisi storica dei materiali e degli oggetti di uso
    Legno – vetro -stoffe – paglia – creta- ceramiche- metalli, ma anche particolari delle caratteristiche visive dei materiali, le texture, ruvidità, trasparenza, colore…
    I materiali saranno alla base delle riflessioni su forma, funzione, percezione, ovvero il rapporto tra i sensi e le risposte emotive e sensoriali tra oggetto e persona.
    Antichi mestieri e artigianato: Workshop sui materiali,  sulle tecniche di lavorazione tradizionali e su quelle moderne (dalle stampanti 3d, alle macchine a controllo numerico, ai nuovi materiali plastici.
    Antichi mestieri e artigianato

dalla rubrica di Maurilio Boni (dopo anni di ricerche e interviste..)

Un oggetto tradizionale tra i tantissimi presenti ne” gli oggetti della tradizione:

La Mazzacchera

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“…….Quando all’inizio della primavera cominciavano i primi piovaschi e i fiumi e i fossi facevano
la prima torba, allora era arrivato il momento di preparassi la mazzacchera. Bisognava procurarsi
il necessario e cioè: una canna lunga un tre metri, un altro pezzo lungo una metrata per fare il “
garzone “, un due metri di spago, un po’ di filo di refe, un peso che di solito era un vecchio dado di
ferro, un ombrello d’incerato, un filo di saggina che si prendeva da una vecchia scopa e cosa
principale dei bei lombrichi che non dovevano esse ne’ tanto fini, ma nemmeno troppo grossi.
Questi si trovavano facilmente sotto qualche trogolo o vicino alla concimaia.
La mazzacchera si preparava in questo modo: si prendeva il filo di saggina e lasciandolo lungo
circa un palmo, si appuntiva da una parte e dall’altra si spaccava per un piccolo tratto con la lama
di un coltello.
Nella cruna così ottenuta si infilava il filo di refe
e con questo si infilavano per la loro lunghezza i lombrichi, che per rendelli meno scivolosi erano
stati passati nella cenere….

Troverete gli altri oggetti nella rubrica “Gli oggetti di Maurilio” (MAURILIO BONI)

 


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